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Guide pratiche

DOP e IGP: cosa significano e come valorizzarle in menu e banco

4 min di lettura

DOP e IGP sono marchi europei che legano un prodotto alimentare a un territorio e a un disciplinare di produzione. Capirne la differenza ti permette di spiegarla ai clienti e di valorizzare formaggi, salumi e altre eccellenze nel menu e sul banco, giustificando meglio il prezzo.

Cosa sono DOP e IGP

Sono due denominazioni di qualità disciplinate a livello europeo dal regolamento UE 2024/1143 sulle indicazioni geografiche (che ha sostituito il precedente regolamento 1151/2012), e gestite in Italia con il coordinamento del Ministero dell’Agricoltura. I prodotti seguono un disciplinare di produzione e sono controllati da organismi autorizzati.

DOP, Denominazione di Origine Protetta

Indica un prodotto originario di un luogo determinato, le cui qualità o caratteristiche sono dovute essenzialmente o esclusivamente a quell’ambiente geografico, con i suoi fattori naturali e umani. Tutte le fasi di produzione si svolgono nella zona delimitata.

IGP, Indicazione Geografica Protetta

Indica un prodotto legato a un luogo da una qualità, una reputazione o un’altra caratteristica attribuibile all’origine geografica. Qui è sufficiente che almeno una fase di produzione avvenga nella zona indicata, per cui il legame con il territorio è meno stretto rispetto alla DOP.

Esiste anche la STG, Specialità Tradizionale Garantita, che tutela una ricetta o un metodo tradizionale senza legarlo a un’area geografica. Per l’elenco ufficiale dei prodotti riconosciuti, fai sempre riferimento alle banche dati del Ministero e della Commissione europea.

Come riconoscere un vero prodotto DOP o IGP

Non basta il nome evocativo o una bandiera sulla confezione. Cerca il logo europeo DOP o IGP, il nome registrato per esteso e, dove previsto, il marchio del consorzio o l’indicazione dell’organismo di controllo. Sui prodotti porzionati o affettati, chiedi al fornitore la documentazione che attesta la denominazione e conservala.

Valorizzarle nel menu

Il cliente è disposto a pagare di più quando capisce cosa sta mangiando. Scrivi sempre il nome completo della denominazione e, in poche parole, cosa la rende speciale.

  • Cita la denominazione nel nome del piatto, per esempio nell’antipasto o nel tagliere.
  • Aggiungi una breve descrizione: zona, stagionatura, caratteristica di sapore.
  • Usa l’ingrediente DOP o IGP solo dove si sente davvero, evitando di nasconderlo in una cottura lunga.
  • Forma il personale di sala, che deve saper rispondere a una domanda.

Valorizzarle sul banco e a scaffale

Nei negozi e nelle gastronomie, la denominazione va resa ben visibile: cartellino chiaro con nome, zona e, dove possibile, una nota di abbinamento. Tieni i prodotti in vista, a temperatura corretta, e proponi assaggi. Un tagliere di assaggio con due o tre proposte aiuta il cliente a distinguere le differenze e a ricordarle.

Per l’offerta, puoi partire dalle categorie latticini e salumi e affettati, dove le denominazioni sono particolarmente diffuse.

Errori da evitare

  • Usare la dicitura DOP o IGP per prodotti che non lo sono, o per ingredienti simili.
  • Servire un prodotto generico e indicarlo in menu come denominazione protetta.
  • Non conservare etichette e documenti del fornitore.

Domande che ti faranno i clienti

Tieni a portata di mano le schede o i documenti del fornitore: se un cliente chiede conferma sull’origine di un formaggio o di un salume, poter mostrare l’etichetta originale trasmette professionalità e trasparenza, e sul banco fa la differenza.

Un cliente curioso chiederà spesso se la denominazione garantisca un sapore migliore. La risposta onesta è che garantisce una provenienza, un metodo e dei controlli, non un giudizio di gusto. Spiegarlo con semplicità aumenta la fiducia: meglio dire poco e vero che promettere troppo.

Prepara tre frasi pronte per il personale: cosa significa la sigla, dove si produce, come lo consiglieresti. Se un cliente ha allergie o intolleranze, ricorda che la denominazione non sostituisce la lettura dell’etichetta e l’indicazione degli allergeni.

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