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Migliorano i conti della suinicoltura

Sale la redditività degli allevamenti. Negativi però i dati della macellazione e della stagionatura, soprattutto per i prosciutti Dop. Lo confermano le analisi del Crefis Una combinazione favorevole di costi alimentari in discesa e prezzi dei prodotti in aumento ha determinato, a settembre, un incremento della redditività della suinicoltura italiana. L’indice Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere sostenibili dell’Università Cattolica, diretto da Gabriele Canali) segna infatti +4,3% su agosto (dato congiunturale); ciò non toglie che rispetto al settembre 2017 (dunque il dato tendenziale, che elimina gli effetti stagionali) la variazione sia negativa (-7,8%).

Suini da macello in crescita

Il mercato dei suini da macello sta dunque tirando. In settembre il prezzo medio mensile dei capi pesanti destinati al circuito tutelato è stato pari a 1,582 euro/kg, per un +3% su agosto, ma con una variazione tendenziale fortemente negativa e pari a -10,5%. Per quanto invece riguarda le quotazioni dei suini da macello destinati al circuito non tutelato, sempre a settembre si è arrivati a 1,449 euro/kg; anche in questo caso la variazione congiunturale è positiva (+3,2%) mentre quella tendenziale è sfavorevole (-6,9%). Come nei mesi precedenti, a settembre scendono i prezzi dei suinetti da allevamento (da 30 kg) che toccano i valori medi mensili più bassi da dicembre 2016: 2,411 euro/kg e cioè il 9% in meno su agosto e il 22% in meno su settembre 2017.

Peggiorano i macelli

Uno scenario opposto è quello mostrato dall’industria di macellazione dei suini. A settembre la redditività scende del 5,1% su agosto, rimanendo tuttavia del 6,1% superiore al dato di settembre dell’anno scorso. A gravare sulla performance economica della macellazione è stato da un lato l’incremento dei costi per l’approvvigionamento dei suini da macellare, dall’altro l’andamento negativo di alcune tipologie di tagli freschi. A cominciare dal lombo taglio Padova, il cui prezzo a settembre è calato a 3,700 euro/kg per una variazione congiunturale del -7,7%. È invece salito, sempre a settembre, il prezzo della coscia fresca pesante per crudo tipico che ha quotato 4,658 euro/kg, che si traduce in +1,6% in termini congiunturali, ma -15,2% in termini tendenziali. Positivo anche l’andamento a settembre dei prezzi delle cosce fresche destinate a produzioni non tipiche che raggiungono valori che non si riscontravano da dicembre 2017. La coscia pesante ha infatti quotato 3,890 euro/kg, e cioè l’1,7% in più su agosto; rimane però da evidenziare un -8,7% sul 2017.

Prosciutti in difficoltà

Prosegue a settembre la fase sfavorevole della stagionatura dei prosciutti. Scende infatti del 2,5% su agosto l’indice Crefis della redditività dei Dop pesanti stagionati; una variazione che in termini tendenziali arriva a -17,3%. Non buoni anche i dati di redditività dei prosciutti non tipici: -1,7% a livello congiunturale e -1,6% su settembre 2017. Se la dinamica risulta negativa per entrambe le tipologie di prosciutto, la diversa intensità del calo ha come conseguenza che, dopo molto tempo, il gap di redditività torna a svantaggio del prodotto tipico. Ciò significa che risultano più redditizie le produzioni non tutelate rispetto a quelle Dop. A gravare è il mercato, con la quotazione del Prosciutto di Parma pesante, che a settembre ha raggiunto 9,356 euro/kg (-0,5% la variazione congiunturale e -11,3% la variazione tendenziale) e quella dei prosciutti generici pesanti, i cui valori sono scesi a 6,500 euro/kg (-2,3% su agosto e -10,3% su settembre 2017).