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Latte, c’è il prezzo

Accordo raggiunto per il prezzo del latte e in tempi assai più rapidi rispetto al passato. Merito forse del breve periodo, di qui alla fine dell’anno, al quale si riferiscono i nuovi prezzi, che saranno di 37,5 centesimi al litro per le produzioni consegnate in ottobre, 38 centesimi per quelle di novembre e infine 38,5 centesimi per quelle di dicembre. L’intesa riguarda solo la Lombardia, dove si concentra però oltre il 40% di tutta la produzione nazionale, cosa che la trasforma in punto di riferimento per tutta la filiera lattiero casearia italiana. L’accordo porta le firme di Italatte, (gruppo Lactalis), fra le più importanti industrie del settore in Italia, e delle organizzazioni professionali agricole.


Confermata l’indicizzazione
Il moderato aumento dei prezzi, accolto comunque con favore da parte degli allevatori, non è la parte più importante e significativa del nuovo contratto. Le parti hanno infatti convenuto di continuare ad applicare anche per il prossimo anno i meccanismi di indicizzazione per allineare il prezzo del latte agli andamenti di mercato. Impensabile tornare al passato, quando si “congelava” il prezzo del latte per tutta la stagione lattiero casearia. Il latte è divenuto una commodity agricola al pari delle altre e risente delle tensioni sui mercati internazionali, esprimendo un’elevata volatilità che impone un costante aggiornamento dei prezzi. E’ quanto ci si propone di ottenere attraverso l’indicizzazione del prezzo.


I meccanismi
È utile a questo punto ricordare quali sono i meccanismi di questo aggiornamento dei prezzi. Si parte fissando un prezzo base, da aggiornare mensilmente. Le variazioni in più o in meno sono legate a due fattori, il prezzo medio del latte in Europa e la quotazione del grana padano. Nel calcolo questi due parametri non hanno però lo stesso peso. Il prezzo medio europeo ha un’incidenza del 70%, mentre per il Grana Padano l’incidenza è solo del 30%. Questo è quanto accade in teoria. Nella pratica gli ultimi mesi hanno visto una realtà diversa, con l’industria lattiero casearia che ha deciso unilateralmente di abbassare o alzare il prezzo base. In marzo si era scesi da 37 centesimi al litro a soli 35,5 centesimi. Poi in settembre si è saliti a 36 centesimi.


Tutti soddisfatti
L’accordo raggiunto per gli ultimi mesi del 2018 e la conferma per il prossimo anno di continuare con i meccanismi dell’indicizzazione del prezzo, è stato comunque salutato con favore dalle rappresentanze degli allevatori. Per Ettore Prandini, oggi presidente di Coldiretti Lombardia e probabile futuro presidente nazionale della stessa organizzazione, ha commentato che questa nuova intesa consente di “gettare le basi per la programmazione delle imprese agricole nei prossimi mesi”. Per il suo omologo di Confagricoltura, Antonio Boselli, si tratta di un “prezzo che riteniamo in questa fase moderatamente soddisfacente. L’accordo garantisce un orizzonte di certezza fondamentale per la programmazione delle imprese agricole”. “Si tratta di un’ottima intesa”, questa l’opinione espressa dall’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Fabio Rolfi. Lo stesso Rolfi si è detto pronto a promuovere gli effetti dell’accordo coinvolgendo gli altri attori della filiera lattiero casearia lombarda.


Ora tocca alle altre regioni
Ora non resta che attendere cosa accadrà al prezzo del latte nelle altre regioni. Già in Piemonte, dove il “tavolo” del 22 ottobre fra industrie e allevatori si è chiuso con un nulla di fatto, si guarda con interesse a quanto deciso in Lombardia. Il nodo, a quanto pare, è quello dei premi per la qualità. Anche su questo fronte potrà fare da apripista l’accordo lombardo, dove per di più è stato introdotto un meccanismo di premialità per incentivare le produzioni estive, periodo durante il quale l’aumento delle temperature tende a ridurre la produttività degli animali.